{"id":150,"date":"2019-10-22T08:31:58","date_gmt":"2019-10-22T06:31:58","guid":{"rendered":"https:\/\/caino.noblogs.org\/?p=150"},"modified":"2021-08-22T11:43:33","modified_gmt":"2021-08-22T09:43:33","slug":"intervista-a-franco-perlotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/caino.noblogs.org\/?p=150","title":{"rendered":"Intervista a Franco Perlotto"},"content":{"rendered":"<p>Iniziamo con questo articolo la collaborazione con una figura mitica dell\u2019alpinismo italiano, Franco Perlotto. Forse meno noto al grande pubblico rispetto ad altri (\u201cnon ho fatto la pubblicit\u00e0 della Sector\u201d, scherza), Old Frank \u00e8 stato tra i primi e principali promotori del free climbing in Italia sul finire degli anni \u201970. Innumerevoli le arrampicate e le vie, spesso estreme, molto spesso slegato, troppe per darne conto qua: facile approfondire autonomamente tramite un motore di ricerca sul web. Franco ha poi avuto una seconda vita, quella del cooperante come consulente dell\u2019UNHCR. E grazie ai progetti sviluppati e portati a termine si \u00e8 guadagnato sul campo la laurea ad honorem in educazione ambientale. Di tutto ci\u00f2, le imprese da scalatore e da cooperante, Franco parla con modestia e solo se glielo si chiede, non ama mettersi in mostra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-153 alignright\" src=\"https:\/\/caino.noblogs.org\/files\/2021\/08\/Franco_Perlotto_gestore_Boccalatte-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/caino.noblogs.org\/files\/2021\/08\/Franco_Perlotto_gestore_Boccalatte-300x200.jpg 300w, https:\/\/caino.noblogs.org\/files\/2021\/08\/Franco_Perlotto_gestore_Boccalatte-768x512.jpg 768w, https:\/\/caino.noblogs.org\/files\/2021\/08\/Franco_Perlotto_gestore_Boccalatte-100x67.jpg 100w, https:\/\/caino.noblogs.org\/files\/2021\/08\/Franco_Perlotto_gestore_Boccalatte-150x100.jpg 150w, https:\/\/caino.noblogs.org\/files\/2021\/08\/Franco_Perlotto_gestore_Boccalatte.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Divenuto esperto di emergenze e di cooperazione allo sviluppo, ha girato il mondo, Africa, America Latina, Afghanistan; \u201cPer un progetto nei Territori Palestinesi dovevamo fare entrare uno spettrocromatografo, per controllare l\u2019acidit\u00e0 del terreno. Ci abbiamo messo un anno, per gli ostacoli posti dagli israeliani che non lo lasciavano passare: pensavano fosse un ordigno nucleare, non so..\u201d ricorda.<\/p>\n<p>Abbiamo incontrato Franco (a sorpresa, non sapevamo stesse l\u00ec) a fine agosto al rifugio che da qualche anno gestisce, lo splendido e difficile Boccalatte alla Gran Jorasse, in Val Ferret. Ci ha accolti e, bevendo un t\u00e8, ci ha raccontato come \u00e8 arrivato l\u00ec, in quella che \u00e8 la sua ennesima rinascita. E mentre parliamo una delle pareti che si affacciano sul ghiacciaio del Planpincieux continua periodicamente a scaricare (come, ci racconta, da tre giorni \u201c\u00e8 venuta gi\u00f9 una frana, non so quanto materiale, mai vista tanta cos\u00ec\u201d), mentre le aquile volteggiano sopra le nostre teste. Dopo quell\u2019incontro Franco ha accettato con piacere di collaborare con CAINO. E noi gliene siamo infinitamente grati.<\/p>\n<p>Giornalista e scrittore [merita, NdR], collabora da anni con Avvenire: \u201cIo non sono credente, ma per ci\u00f2 di cui dovevo scrivere io non era un problema. Potevo scrivere ci\u00f2 che volevo, di montagna. Per i cinquant\u2019anni della salita del K2, mi hanno mandato a intervistare Ardito Desio. Arrivo in questa casa da 600mq in centro a Milano, tutta rivestita di legno e mi trovo questo novantenne che saltava come un grillo. E nell\u2019angolo seduta su una poltrona con la copertina sulle gambe una vecchietta decrepita. Inizio a provocarlo un po\u2019 chiedendogli di Bonatti. E lui gi\u00f9 imprecazioni. La vecchina cerca di tenerlo buono. Allora gli chiedo di Cassin e gi\u00f9 insulti. E la vecchina \u2018Non dirgli quelle cose, che \u00e8 un giornalista e poi le scrive, fa il bravo pap\u00e0\u2019. Hai capito? La figlia era l\u00ec malferma sulla poltrona e lui era ancora l\u00ec a quasi cent\u2019anni che si agitava e saltava come un elastico!\u201d. Si chiacchiera su quella vicenda \u201cDesio era imbevuto sostanzialmente di cultura fascista, c\u2019era ancora tutta quella retorica. Era l\u2019Italia che doveva trionfare nella figura del capo spedizione. Per questo scartarono tutti gli alpinisti pi\u00f9 forti, quelli che avrebbero potuto mettere in ombra. Bonatti era giovanissimo, non lo considerarono una minaccia, sottovalutando quanto fosse forte\u201d.<\/p>\n<p>Gli chiedo \u201cMi interessa molto la tua vita da cooperante anche perch\u00e9 mi pare tu abbia di quel mondo una lettura problematica e critica, lontana dalla retorica tipica occidentale\u201d<\/p>\n<p>\u201cCertamente, l\u2019ho anche scritto in un capitolo del mio libro [\u201cUn mondo mille guerre\u201d NdR]. La cooperazione \u00e8 o rischia di essere spesso la nuova forma del colonialismo. A livelli alti \u00e8 tutto \u2018do ut des\u2019. Fai un progetto in Amazzonia e in cambio la FIAT pu\u00f2 aprire gli stabilimenti a Minas Gerais. Poi ai livelli sotto ci siamo noi, ci sono le persone che si danno da fare. E questo era cos\u00ec gi\u00e0 ai miei tempi, ma oggi i ruoli dirigenziali sono spesso il parcheggio per il figlio del potente perch\u00e8 possa farsi curriculum sul campo e quindi ottenere un posto in ambasciata o all\u2019ONU.\u201d Continua \u201cMa tieni presente che la cooperazione in Italia di fatto nasce nel \u201954 con la salita al K2. Si mosse persino De Gasperi. Il diritto a salire doveva andare agli statunitensi: l\u2019Italia se l\u2019\u00e8 comprato in cambio della costruzione di un ospedale\u201d .<\/p>\n<p>Mi dice, mentre ci avviamo alla fine della telefonata \u201cLa cooperazione in Italia nasce da due tradizioni, da un lato quella cattolica, dall\u2019altro la nostra quella degli ex sessantottini: ci\u00f2 che poi \u00e8 stato chiamato il cattocomunismo. E in effetti \u00e8 un po\u2019 cos\u00ec\u201d ride.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Iniziamo con questo articolo la collaborazione con una figura mitica dell\u2019alpinismo italiano, Franco Perlotto. Forse meno noto al grande pubblico rispetto ad altri (\u201cnon ho fatto la pubblicit\u00e0 della Sector\u201d, scherza), Old Frank \u00e8 stato tra i primi e principali promotori del free climbing in Italia sul finire degli anni \u201970. 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